Emozioni in primo piano

Facciamo un po’ di luce
11 Marzo 2022
Facciamo un po’ di luce
11 Marzo 2022

Partiamo da un punto fondamentale: non ci sono emozioni giuste o sbagliate, ci sono solo emozioni e rappresentano il nostro motore, la nostra scintilla vitale! Che ci piacciano o meno hanno tutte una ragione di esistere e una funzione ben precisa, solo che spesso lo ignoriamo.
Conoscerle può aiutarci a vivere meglio, a smettere di giudicarle, ma soprattutto a creare uno spazio di osservazione attraverso il quale possiamo scegliere qualcosa di più adatto e idoneo al nostro benessere.

Ma cosa sono esattamente le emozioni?
Possiamo definirle come risposte adattive ad eventi esterni, messi in atto dal soggetto per sopravvivere e per tornare ad un punto di equilibrio.
Sono universali e automatiche, ma il fatto di esprimerle o meno è legato all’apprendimento, al condizionamento e alla cultura.

Hanno tutte una componente psichica, una viscerale ed una motoria.
Psichica che rappresenta lo scenario mentale, fatto da ricordi, associazioni di idee, concetti, immagini e evocazioni, più accessibile alla coscienza e più facilmente descrivibile a parole.
Viscerale che riguarda le modifiche regolate dal sistema nervoso autonomo dell’attività cardio circolatoria, respiratoria, digestiva, della salivazione e del rilascio dei visceri e infine motoria, che comprende modifiche, in buona parte istintive, della mimica, del volto, delle posture e dei gesti.

E quali sono le emozioni?
Le primarie sono la sorpresa, la paura, la rabbia, la gioia, il disgusto e la tristezza, quelle sociali sono la gelosia, l’invidia, la colpa, la vergogna e il giudizio con i suoi derivati. Le convinzioni incongrue e le credenze limitanti, benché non si possano definire propriamente emozioni, svolgono anch’esse un ruolo protettivo e quindi hanno la stessa valenza.

E cosa vogliono le emozioni? Qual è il loro obiettivo, il loro ruolo e la loro funzione?
Vogliono la sicurezza, quindi evitare o proteggere da un pericolo, da una minaccia o da un danno, vogliono il recupero dell’energia, quindi far mollare la presa, lasciar andare, arrendersi; vogliono il controllo per essere pronti a far fronte a qualsiasi evenienza potrebbe accadere; vogliono l’autonomia, la separazione e l’indipendenza; vogliono dar appoggio e trovare approvazione e infine vogliono far tesoro dell’esperienza.

Ma perché abbiamo tanta difficoltà con le emozioni?
Perché la valutazione biologica-istintiva giunge prima di quella cognitiva, poiché il cervello emotivo, quello più antico e primitivo, detto rettiliano, da cui derivano i centri emozionali, risponde nell’immediato ad un stimolo esterno di particolare interesse o di attenzione per il soggetto, allo scopo di evitare dolore, di procurare piacere o di garantire sicurezza. La parte cognitiva, quella della neocorteccia si è evoluta, infatti, successivamente, partendo proprio da quella più primitiva e questa è la ragione per la quale spesso il cervello istintivo/emozionale o biologico/emozionale arriva prima di quello obiettivo e riesce ad influenzarlo, condizionando i nostri comportamenti.
E’ come se avessimo due cervelli, uno emotivo condizionato ed uno obiettivo non condizionato.

Al di là di ciò che rimuoviamo dalla coscienza per evitare dolore, per procurare piacere o per garantire sicurezza, l’emozione modifica sempre il nostro corpo e la sua attività, lasciando attiva una risposta difensiva proprio perché non c’è alcuna consapevolezza e tanto meno un criterio logico-creativo.
Quando la risposta emotiva si attiva possiamo esprimerla, manifestando spontaneamente tutte le sue componenti; reprimerla, percependo la componente psichica, ma contenendo quella motoria, mentre quella viscerale s’innesca al di là della nostra volontà; sopprimerla, non percependo la componente psichica, ma a livello viscerale e motorio l’emozione si esprime comunque a nostra insaputa, oppure gestirla, percependo coscientemente l’emozione ed esprimendola cognitivamente nel modo a noi più funzionale e adeguato.

Detta così sembrerebbe facile e immagino che possiate pensarlo, ma possiamo trovare diverse soluzioni per acquisire l’abilità di gestione di una parte così importante della nostra vita.
Gestire non è controllare!

Se conoscere è un punto di partenza, da solo non basta, perché se è vero che le emozioni hanno un ruolo, non sempre ciò che desiderano è davvero congruo alla situazione che viviamo e così da adattive possono trasformarsi in disadattive, anche perché non tutti viviamo nella giungla e la mattina appena svegli difficilmente potremmo incontrare un leone, dal quale, per paura di essere mangiati, sarebbe assolutamente sano proteggerci, scappando o mimetizzandoci, al massimo potremmo imbatterci in qualcuno che porta quell’energia, ma che leone non è.

Quando proviamo rabbia per esempio potremmo partire dal domandarci quale sarebbe l’azione più utile, sana e corretta per ognuno di noi. Potremmo chiederci se esistono alternative migliori per maneggiarla? Potremmo chiederci se l’azione che stiamo per compiere porta un vantaggio, se crea benessere oppure ancora quali conseguenze potrebbe portare e così via.
In sostanza dovremmo fermarci un attimo, riconoscere quale emozione è in corso e valutare.

La verità è che spesso reagiamo a nostra insaputa perché associamo un evento, una situazione, una persona o altro ad un esperienza passata e a ciò che abbiamo sentito a quel tempo.
Se ho vissuto una storia d’amore che è andata male, per esempio, appena si presenterà la possibilità di una relazione, il mio corpo andrà già in allarme per proteggermi dal dolore vissuto nel passato, generando un comportamento automatico e condizionato che nulla ha a che fare con il mio presente e che non riguarda la persona che oggi ho davanti, mantenendo in essere una risposta irrazionale e a volte obsoleta perché condizionata dall’esperienza di un tempo passato.
E’ come se vivessimo il presente agganciati a qualcosa che non risiede nel qui ed ora e quindi è come se non fossimo del tutto presenti al nostro vivere attuale.

Ma come possiamo aiutarci quindi?

Esistono metodi concreti e tecniche di supporto per sostenerci in questo lavoro davvero straordinario che restituisce libertà e ci alleggerisce. Il Fast Reset©, per esempio, è una tecnica che utilizzo e che reputo, molto utile, sia per sperimentazione personale che per applicazione con i miei clienti, capace di travasare il cognitivo sull’emotivo, aggiornandone la risposta.
Come? Perché focalizza sulle sensazioni fisiche, perché integra, cioè fornisce al sistema cognitivo informazioni prima mancanti, a causa del prevalere della reazione biologica emotiva, motivando il ruolo dell’emozione in corso e poi sposta l’attenzione su un’area del nostro corpo capace di attivare il 70% della corteccia, attivando una quantità elevata di neuroni. I neuroni attivati in contemporanea si legano tra loro e la funzione più recente predomina su quella basica e così è possibile ottimizzare la reazione emotiva.
E’ come se si attivasse una deviazione volontaria. Poi si rilascia la risposta emotiva e la sensazione iniziale lascia spazio ad altro, solitamente ad una visione più lucida che consente ad ognuno uno spazio maggiore, dove la risposta possibile è decisamente più lucida e creativa.

Al di là delle varie modalità possibili per abilitarci alla gestione delle emozioni, l’importante è sempre il primo passo e il primo passo comincia da noi!